INTERVENTO SULLE POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO NUNZIA CATALFO

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Signor Presidente, signor rappresentante del Governo,colleghi,

secondo le rilevazioni ISTAT a marzo 2013 il tasso di disoccupazione
in Italia si attesta sull’11 per cento, in aumento di 1,1 punti
percentuali rispetto ai 12 mesi precedenti.

La legge 28 giugno 2012, n. 92, cosiddetta legge Fornero, appare insufficiente

a risolvere i gravi problemi del mondo del lavoro italiano.
Essa, di fatto, si e` risolta in una lieve revisione delle norme che regolano
le forme contrattuali cosiddette atipiche che sono state il principale veicolo
della diffusione del precariato e dello stravolgimento delle garanzie
dei lavoratori in tema di licenziamento.
E`sotto gli occhi di tutti che le politiche volte all’aumento della flessibilita`
del lavoro hanno portato a livelli salariali piu` bassi e ad una minore
sicurezza dell’impiego. L’Italia e` diventata una Nazione di cassintegrati,
esodati, disoccupati, precari ed emigranti. Il commissario europeo
Andor, nel corso dell’incontro tenutosi a Dublino il 29 aprile ultimo
scorso, ha comunicato un dato preoccupante: il tasso di disoccupazione
dei giovani tra i 15 e i 24 anni in Italia e` pari al 38,4 per cento.
E`evidente quindi che i programmi fino ad oggi attuati per favorire
l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro italiano si sono rivelati
inefficaci ed inefficienti, non raggiungendo in alcun modo l’obiettivo prefissato.
Dal rapporto annuale 2012 dell’ISTAT, infatti, emerge che un numero
sempre crescente di giovani sceglie di abbandonare l’Italia, impoverendo
in tal modo ancor di piu` il nostro Paese delle risorse necessarie per
la ripresa economica.
In tal senso si rileva che l’attuazione di programmi quali «The job of
my life», frutto del protocollo d’intesa tra l’Italia e la Germania, piu` che
un’opportunita` di crescita e di esperienza internazionale finisce per diventare
una strada obbligata per molti giovani italiani che non riescono a trovare
sbocchi occupazionali nel nostro Paese. L’Italia e`, infatti, la seconda
Nazione europea per numero di emigrati dopo la Romania.
Per affrontare l’emergenza lavorativa si deve intervenire su piu` fronti
contemporaneamente e in modo coordinato. Va rivolta attenzione alle imprese
italiane al fine di agevolare l’assunzione, incrementando soprattutto i
programmi a sostegno delle piccole e medie imprese, che sono la vera
spina dorsale del sistema produttivo italiano.
Per la diffusione del contratto di apprendistato e` indispensabile un’azione
incisiva e meno dispersiva.
E ` necessario porre in essere programmi
a sostegno delle nuove iniziative imprenditoriali, che partano dall’analisi
delle esigenze e delle potenzialita` specifiche del territorio.
Occorre ristabilire il ruolo primario dei centri pubblici per l’impiego
quali unici punti di riferimento del cittadino e delle imprese e di tutte le
politiche del lavoro.
E`indispensabile l’attuazione di un unico programma
per l’implementazione e il monitoraggio delle politiche attive. Progetti
quali SILLA, VESPRO, AMVA non sono collegati tra loro e talvolta si
sovrappongono, proponendo medesimi modelli con evidente inefficiente
impiego di risorse.
Nell’attuare tali interventi si pone piu` attenzione alla diffusione informativa
piuttosto che all’inserimento lavorativo del disoccupato o dell’inoccupato.
Il disoccupato non ha bisogno solo di informazioni, ma di accompagnamento
all’inserimento lavorativo, attraverso un reale e coordinato
incrocio della domanda e dell’offerta di lavoro.

La frammentazione dei servizi per l’impiego e dei programmi di politica
attiva (da ultimo assegnati anche ai patronati), la mancanza di un
unico osservatorio sul lavoro e sulle professioni emergenti, la carenza di
collegamento obbligatorio tra i centri per l’impiego pubblici, il repertorio
nazionale delle competenze certificate di ciascun cittadino e le agenzie per
il lavoro, l’assenza di un reale collegamento tra il sistema di istruzione e
formazione, da una parte, e le esigenze del mondo delle imprese, dall’altra,
sono tutti fattori che impediscono di fatto l’attivazione di un sistema
virtuoso. Il fenomeno del precariato si sta radicalizzando e, con l’acutizzarsi
della crisi economica, sta diventando un’autentica emergenza sociale.
In questo contesto, il Movimento 5 Stelle si pone come obiettivo l’istituzione
del reddito di cittadinanza non come mero sussidio sociale ai
disoccupati e agli inoccupati, non quale panacea una tantum dei mali
del mercato del lavoro italiano, ma come tassello di un sistema integrato
di welfare, elemento di un programma piu` ampio, che pone il cittadino al
centro delle politiche attive del lavoro: politiche attive che dovranno accompagnare
i cittadini lungo tutto l’arco della vita, seguendone i passi
dal sistema di istruzione e formazione, fino all’inserimento nel mondo
del lavoro attraverso l’indispensabile azione dei servizi pubblici per l’impiego.

09/mag/2013

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