Approvata in commissione affari sociali del consiglio d’Europa la mia risoluzione sul reddito di cittadinanza

69be1d39-2cb9-4633-b7f1-816b49150d7cApprovata in commissione affari sociali del consiglio d’Europa la mia risoluzione sul redditodi cittadinanza. Il primo passo dopo 3 anni di lotte è stato fatto. L’approvazione definitiva sarà nella plenaria di gennaio a Strasburgo.

Se oggi le persone a rischio povertà o esclusione sociale sono aumentate è per colpa dell’inerzia sia del governo Renzi che dell’attuale governo Gentiloni che in questi anni hanno guardato altrove. Secondo gli ultimi dati ISTAT, infatti, la percentuale delle persone residenti in Italia a rischio povertà o esclusione sociale sono aumentate arrivando al 30%, rispetto al 28,7% dell’anno scorso. Un dato che sarebbe completamente diverso se la proposta del MoVimento 5 Stelle sul reddito di cittadinanza fosse stata approvata.

Siamo tra i pochi Paesi europei che non ha ancora introdotto una misura di sostegno al reddito per i più deboli. Oggi  mi trovo a Parigi presso la Commissione Affari sociali del Consiglio d’Europa dove è stata appena approvata la mia risoluzione sul reddito di cittadinanza che stabilisce i criteri generali che i paesi del Consiglio dovrebbero adottare per l’introduzione di un reddito minimo garantito.

Tra questi l’indicatore sulla soglia di povertà Eurostat, il rafforzamento dei Centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro nonché la sperimentazione di redditi di base incondizionati come accade già in Paesi come la Finlandia. Una risoluzione che verrà approvata a Strasburgo nel mese di gennaio. Si tratta, infatti, di un passo molto importante per ridare dignità a tutte le persone che vivono all’interno dell’Unione Europea e non solo.

Il MoVimento 5 Stelle non si fermerà e continuerà a combattere per questo diritto sociale alla dignità finché lo Stato tutelerà tutte le famiglie che sono in difficoltà economica e che stanno rimanendo sempre più indietro.

 

L’Europa del Secondo dopoguerra ha costruito la propria prosperità attraverso lo sviluppo centrato sui bisogni dei propri cittadini e sulla tutela dei diritti umani.

I cambiamenti nelle strutture economiche, della natura del lavoro e nei profili demografici hanno messo sotto pressione il modello sociale europeo portando un aumento della diseguaglianza e della povertà.

Per affrontare tutto questo gli stati europei oggi devono assumersi precise responsabilità intraprendendo percorsi di riforma interni a garanzia del sistema sociale europeo per non precludere alle generazioni future condizioni di vita dignitose e standard di vita adeguati.

È in questo contesto che la discussione sul reddito di cittadinanza si inserisce all’interno del dibattito pubblico.

Oggi infatti, circa 120 milioni di cittadini Europei sono minacciati dalla povertà e dall’esclusione sociale, 25 milioni sono bambini, 50 milioni di individui vivono in famiglie in cui nessuno dei componenti lavora e 3 milioni di cittadini sono senzatetto.

Le disuguaglianze sono notevoli ed in crescita in tutta Europa, nel 2012, anno dell’ultima rilevazione, l’indice di GINI, che misura il livello delle disuguaglianze nella distribuzione del reddito, si attesta ad un valore di 30,6 all’interno dell’Ue, i tassi più alti sono registrati in Georgia 40, Russia 42, Turchia 40, e Grecia 37, segno di come vi sia uno squilibrio presente e persistente nella distribuzione del reddito tra le classi sociali dei singoli paesi ed anche notevoli differenze tra i paesi stessi.

L’elevata disoccupazione, la povertà e la disuguaglianza continuano a essere le principali fonti di preoccupazione in alcuni Stati membri, le ampie disparità di reddito non sono soltanto dannose per la coesione sociale, ma ostacolano anche la crescita economica sostenibile.

L’impatto della crisi è stato generalmente più grave tra i soggetti a più basso reddito, incrementando le disparità di reddito all’interno delle società europee.

L’espansione delle nuove tecnologie inoltre ha portato da un lato maggiore benessere per la popolazione ma dall’altro sta avendo un forte impatto sul mercato del lavoro modificando in maniera radicale i metodi ed i processi di produzione.

Oggi il lavoro umano viene in maniera sistemica eliminato dal processo di produzione, le tecnologie dell’informazione sono impiegate in una vasta gamma di attività e le macchine intelligenti stanno sostituendo gli operai tradizionali in compiti prima assegnati ad essi.

All’interno di questo processo di evoluzione del mercato vengono distrutti più posti di lavoro di quanti se ne creano e si  costringono milioni di operai ed impiegati, esclusi dal sistema produttivo, a cercare nuovi posti di lavoro, riqualificazione ed altre fonti di reddito.

Secondo un documento del World Economic forum più di cinque milioni di posti di lavoro spariranno nei 15 paesi più industrializzati del mondo entro il 2030.

Si ritiene quindi necessario ed improrogabile predisporre un sistema di tutele universale e adeguato in tutti i paesi.

Il diritto alla sicurezza sociale è stato individuato come diritto fondamentale già da decenni,  esso mira a garantire che tutti, indipendentemente dall’età o dalla capacità di lavorare, abbiano i mezzi necessari per coprire i bisogni essenziali.

Ciò è tutelato dalla dichiarazione universale dei diritti umani e dalla convenzione sui diritti del bambino.

In sede comunitaria è sancito all’interno della Carta Sociale Europea nonché nella convenzione europea per la sicurezza sociale e più di recente la necessità di un reddito minimo è stata ribadita all’interno del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali proposto dalla commissione Europea (art 13) e nella risoluzione del parlamento Europeo 0403 del 2017

Anche l’OIL con la raccomandazione n.202 sui sistemi nazionali di protezione sociale afferma che i paesi membri dovrebbero “al più presto stabilire e mantenere sistemi di protezione sociale di base che dovrebbero comportare garanzie elementari di sicurezza sociale. Le garanzie dovrebbero assicurare almeno, per tutta la vita, e a tutti coloro che sono nel bisogno, l’accesso all’assistenza sanitaria di base e ad una sicurezza di un reddito base, che insieme consentono l’accesso reale ai beni ed ai servizi”.

Il reddito di cittadinanza è uno strumento di protezione sociale in grado di fornire ad ogni cittadino una somma di denaro abbinata ad un sistema di accompagnamento, presa in carico e tutela atta ad assicurare una vita dignitosa e la partecipazione alla vita sociale ai cittadini.

L’introduzione di un reddito di base\di cittadinanza potrebbe garantire pari opportunità a tutti i cittadini in maniera più efficace rispetto alla configurazione attuale dei sistemi di protezione sociale dei paesi del consiglio d’Europa.

Anche se l’introduzione di una misura su tutto il territorio europeo appare ad oggi difficile, un’omologazione ed un avvicinamento dei vari sistemi ad oggi sembra essere la strada più percorribile.

Il rischio, se non verrà intrapresa questa strada, infatti è quello di accentuare la tendenza al dumping sociale ed il fenomeno del “turismo per i benefici sociali” , è quindi interesse comune di tutti i paesi ad armonizzare gradualmente le loro disposizioni in tale materia, ed una volta che tale convergenza diventi via via sempre più una realtà.

I paesi possono lavorare insieme verso l’adozione di schemi di politiche comuni , di cui il reddito di cittadinanza potrebbe rappresentare una base di partenza adeguata.

Alcuni Stati  stanno già avviando progetti pilota per testare politiche in materia di reddito di base, come è il caso della Finlandia, dove un campione casuale di 2 000 disoccupati riceverà una somma di EUR 560 al mese non  soggetta a condizioni e che dovrebbe costituire un incentivo adeguato ad accettare lavori temporanei e a tempo parziale.

Con tale risoluzione si esortano i paesi membri del Consiglio d’Europa a migliorare l’adeguatezza dei propri meccanismi di reddito minimo esistenti,  in modo che essi coprano in maniera appropriata l’intera platea di soggetti in condizione di bisogno e nel contempo cercare di far convergere gli strumenti adottati dai diversi stati verso parametri unitari come ad esempio la linea d’intervento, che potrebbe essere individuata nell’AROPE, At risk of poverty rate, che individua i soggetti a rischio povertà ed è individuata nel 60% del reddito mediano equivalente pro capite del paese di riferimento, adottata recentemente dal parlamento europeo nella risoluzione 2017/4043

In sintesi i criteri proposti per raggiungere uno strumento comune di lotta alle uguaglianze e di lotta all’esclusione sociale sono:

  • accrescere il sostegno alle categorie vulnerabili della popolazione
  • procedere con il consolidamento dei sistemi esistenti ed esaminare i livelli di tassazione ed i sistemi di detrazione al fine di individuare le risorse per il potenziamento
  • migliorare la copertura della popolazione in modo da garantire ai giovani, cioè coloro che abbiano compiuto 18 anni, e che vogliano andare a vivere da soli abbiano possibilità di accesso agli schemi di reddito minimo
  • ridurre gli oneri e le procedure amministrative e l’arbitrarietà nella concessione dello stesso ai beneficiari potenziali
  • garantire un efficiente collegamento della misura con i servizi per l’impiego e per il lavoro nazionali, in modo da garantire un reinserimento adeguato del soggetto.

 

L’introduzione e il rafforzamento  di regimi di reddito minimo adeguato, dotati di adeguate risorse finanziarie, umane e materiali, unitamente a politiche occupazionali attive per persone in grado di lavorare, sono misure importanti ed efficaci per la lotta contro la povertà e le disuguaglianze, esse contribuiscono a garantire la coesione economica e territoriale, tutelare i diritti fondamentali delle persone, assicurare un equilibrio tra gli obiettivi economici e quelli sociali e sostenere l’integrazione sociale e l’accesso al lavoro.

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